Foto di Lorenzo M.

domenica 29 gennaio 2012

Brett Weston - L'audace e sensuale design del Bianco e Nero






Nel 1925, molto prima che la fotografia fu accettata come forma 'legittima' arte, Brett Weston intraprese una notevole carriera nella fotografia d'arte che sarebbe durata quasi sette decenni.
A quattordici anni, Brett iniziò la sua astrazione leggendaria forma in Messico, sotto lo sguardo attonito di suo padre, il grande fotografo Edward Weston.
Come alcuni musicisti sono nati con un orecchio a prescindere dalla loro esperienza e formazione, Brett era stato dotato di un 'occhio' che è riconoscibile dai suoi primi lavori.


Dall'età sorprendente di 17 anni, Brett Weston fece la sua prima esposizione a livello internazionale ed ebbe la sua prima mostra personale al museo de Young di San Francisco. Il mondo ebbe così un assaggio di quello che sarebbe diventato. Il curatore del San Francisco Museum of Modern Art, Van Deren Coke disse: "Brett Weston è stato il bambino genio della fotografia americana".

L'arte fotografica di Brett Weston la possiamo considerare uno dei poli della fotografia contemporanea, con le sue tecniche di precisione, design audace e gli estremi di astrazione e immaginazione privata.
L'emozione e la tensione nella sue stampe sono la risposta di Brett a una forma pura: l'immagine è lineare pulita, contiene volume e il particolare è messo in risalto nell'insieme della foto, senza confondersi.
E 'stata questa la risposta sensuale di una forma che definisce e caratterizza i suoi paesaggi.
Un mondo lontano dagli orizzonti infiniti della California, dove le scene sono ben caratterizzate dalla luce ben modulata e dai paesaggi confinati in un preciso ambito.
Brett Weston vita di devozione e di coinvolgimento totale, con la sua macchina fotografica ha prodotto un corpus di lavori e dato un contributo alla fotografia di grande e sofisticata portata visiva.


Lorenzo

giovedì 26 gennaio 2012

Husserl e la sua Fenomenologia


Benchè fosse uno dei pochi filosofi che in vita potè vedere gli effetti della sua filosofia e lo stupore che ne seguì, egli non fu quasi mai daccordo con le strade che la Fenomenologia intraprese.
Troppe parole intorno ai fenomeni, troppi freni intellettuali dove addirittura, secondo lui, si abusò del termine per indicare cose del tutto diverse.
La fenomenologia attinse a piene mani dalla filosofia di Kant, ma non per ampliarla o, come qualche storico dice, per stravolgerne il senso, ma, secondo me, per criticarla nel vero termine coniato da Kant stesso: la ragione che giudica se stessa.
La fenomenologia è la filosofia che studia il fenomeno, ciò che appare a noi, con il fine di arrivare il più vicino possibile ad una verità.
Vediamo le tappe della conoscenza, quelle più importanti, da cui parti Husserl:

Cartesio, che con la sua Rex Cogitans e rex Extensa pone la domanda come possiamo essere certi di un qualcosa quando abbiamo molte ragioni per dubitarne? Il metodo fu la sua risposta, un tentativo razionale ( fin troppo) per dare ordine al mondo con la ragione.

Kant, che con il suo a-priori e il noumeno tagliò (se così posso dire) le gambe alla conoscenza "facile"tramite la ragione ma, e questo fu lo stupore della sua filosofia, del suo sistema filosofico imponente, la ragione ha il dovere di criticare se stessa per arrivare a comprendere i fenomeni il più vicino possibile alla cosa in sè, la realtà VERA.

Husserl a questo punto si trovò in difficoltà a spiegare, da un punto di vista filosofico, le continue pressioni e fame di conoscenza che il mondo ormai esigeva. Siamo in un periodo storico di importanti scoperte a livello scientifico e l'occhio dell'uomo ha l'esigenza di volgere il suo sguardo sempre più nel profondo....nell'invisibile ( Es. l'atomo).

Husserl allora capovolge i termini della conoscenza, senza però trascurare troppo Kant, mettendo di fronte al fenomeno LA COSCIENZA.
Ovviamente l'uso di questo termine non è quello che oggi usiamo, forse impropriamente, ma la coscienza di sè di fronte al tutto, agli infiniti esseri del nostro mondo, l'uomo cosciente di fronte al fenomeno.
L'intento di Husserl è quello di superare il dualismo realismo-idealismo al fine di raggiungere una più profonda conoscenza, senza quegli orpelli del tipo a-priori e cosa in sè che non fanno altro che falsare l'oggetto esperienziale. Per fare ciò bisogna attenersi scrupolosamente all'esperienza immediata della coscienza semplicemente descrivendo, senza cioè ri-costruire, i fenomeno così come ci sono dati ma inglobandoli nella realtà che abbiamo davanti, come un unicum, ed esplorandole come ATTI DI COSCIENZA.
A questo punto sarebbe meglio fare un esempio, capisco che se continuassi a scrivere in questo modo creerei confusione nel lettore in quanto sono solo un ferroviere che cerca di comprendere le cose.

Prendiamo un tavolo, lo abbiamo davanti, lo analizziamo ( ad esempio secondo il medoto kantiano o cartesiano) e possiamo dire quanto è lungo, di cosa è fatto ( Kant e Cartesio) se è bello( critica del giudizio di Kant) e via discorrendo. Applichiamo le categorie dell'intelletto.
Ma possiamo dire davvero di "aver compreso" cosa sia un tavolo? A che serve? Perchè è lì e non da un'altra parte? Perchè è proprio fatto in quel modo? Tu lettore che immagine di tavolo ti stai facendo? Perchè proprio quella?
Husserl ci dice che per prima cosa bisogna "PRENDERE COSCIENZA DI NOI E DEL TAVOLO DI FRONTE" creando così un rapporto diretto fra osservatore (noi) e l'oggetto dell'esperienza (tavolo). Questo prenderne coscienza deve essere proiettato e analizzato come MIA esperienza, analizzando l'atto di coscienza e proiettare il tutto nell'ambiente circostante. Il tavolo non come cosa in sè, ma come facente parte di un tutto compreso me stesso.
In questo modo posso andare al di là della semplice comprensione dell'oggetto, ma posso, inserendolo nel mondo, capirne i fini, le utilità, fino dove può arrivare.
ora noi abbiamo preso un tavolo come esempio, ma in quel periodo storico la scienza non studiava i tavoli bensì l'atomo e il magnetismo. Senza una visione fenomenologica non si sarebbe andati da nessuna parte per il semplice motivo che l'oggetto dell'esperienza.....mancava, non era visibile!

La portata della fenomenologia è enorme, si pensi alla psicanalisi, alla medicina, alla tecnologia, alle esplorazioni spaziali. Da un punto di vista dell'approccio delle scoperte scientifiche ci si è sempre avvicinati secondo la fenomenologia.
Medoti e cose che ora diamo per scontato allora affatto non lo erano.
Prima di Husserl la scienza e la conoscenza era molto limitata, mancava il medoto perchè quelli che c'erano erano molto limitanti, non permettevano cioè di andare oltre la comprensione del fenomeno, addirittura non si conoscevano le potenzialità (ad esempio il vapore o i gas).
Per concludere posso dire che prima un certo dato esperienziale è come se fosse stato scritto su una pagina di un foglio bianco, nell'altra pagina le mie deduzioni. prima di Husserl si prendeva in esame solo una o l'altra facciata di un foglio, con il metodo fenomenologico, ciò che interessa, in un certo senso, è quello che accade "dentro il foglio", cioè il dato completo del fenomeno comprensiva dell'attività della mia coscienza.uesto intendere me steso e i fenomeni circostanti con la presa di coscienza ha portato la filosofia a spaziare in tutte le direzioni. Immaginate soltanto di capovolgere i termini della discussione: i fenomeni e IO. Ma questo sarà oggetto di una seconda parte dove la presa di coscienza di sè stessi nel mondo porterà, ad esempio, alla psicanalisi, alla psicologia, alla psichiatria e....all'esistenzialismo moderno.

Nel Gennaio 1933 Hitler prese il potere, Husserl fu escluso da tutte le scuole, comprese le biblioteche.
Qualche anno prima, mentre continuava a tenere le sue lezioni, seguitissime, c'era sempre uno studentello piccolo, grassoccio, insignificante, ma attentissimo alle parole del professore.
Questo studentello insignificante e senza amici si chiamava Martin Heidegger. Divenuto filosofo dedico al suo ex professore forse il libro più difficile di tutti i tempi ESSERE E TEMPO. Una dedica ad Husserl ma allo stesso tempo una stroncatura totale.
Heidegger prese il posto di Husserl alla facoltà di Filosofia di Friburgo dopo il 1933.



Anteprima
"Guardiamo alle cose stesse! L'unico modo di investigare il senso di ciò che si manifesta è di considerarlo come correlato di coscienza, come oggetto intenzionato."

"Il tempo che per essenza inerisce al vissuto come tale, con i suoi modi di datità dell'adesso, del prima, del dopo, con la simultaneità e la successione modalmente determinati dai precedenti, non può essere misurato da nessuna posizione del sole, da nessun orologio, da nessun mezzo fisico: in generale, non può essere affatto misurato."

"L'uomo che ha gustato una volta i frutti della filosofia, che ha imparato a conoscere i suoi sistemi, e che allora, immancabilmente, li ha ammirati come i beni più alti della cultura, non può più rinunciare alla filosofia e al filosofare."





Edmund Gustav Albrecht Husserl (Prostějov, 8 aprile 1859 – Friburgo in Brisgovia, 26 aprile 1938) è stato un filosofo e matematico austriaco naturalizzato tedesco, fondatore della fenomenologia e membro della Scuola di Brentano.

La corrente filosofica della fenomenologia ha influenzato gran parte della cultura del Novecento europeo e non solo. Oltre a Max Scheler ebbe un profondo influsso sull'esistenzialismo e Martin Heidegger, ma indirettamente il suo pensiero ha influito anche sulle Scienze cognitive e sulla filosofia della mente odierne (secondo Hubert Dreyfus, Husserl è da considerarsi il "padre delle ricerche contemporanee nella psicologia cognitiva e intelligenza artificiale".( da Wikipedia)


Lorenzo

lunedì 23 gennaio 2012

Il pianto del Giglio







Dedicato ai "neoturisti" :

"La tua vita non è una mia colpa. La mia vita non è un tuo business"

Lorenzo

mercoledì 18 gennaio 2012

Gli ultimi fatti in Sicilia, i semplici che non possono scegliersi la loro eresia e il Nome della Rosa di Umberto Eco





Sto leggendo su facebook, e su qualche sito di "pseudo-controinformazione", che molti sono concordi a quanto sta succedendo in Sicilia riguardo lo sciopero dei trasporti in questi giorni.
Molti parteggiano per un movimento, chiamato movimento dei forconi, che, con un linguaggio molto superficiale e qualunquista, se la prende con il governo. Concordo che questo governo ci stia affossando ma mi pongo qualche domanda:
1) Dov'erano costoro quando era ora di scendere in piazza a difesa dell'occupazione?
2) Dov'erano quando molto sono scesi in piazza a sostegnodella lotta contro la mafia?
3) Dov'erano quando a Palermo scesero solo un esiguo numero di studenti a commemorare Falcone e Borsellino
4) Dov'erano per 20 anni quando al governo c'era Berlusconi?

Credo sia molto attuale questo passo tratto dal Nome della Rosa, dove si parla di semplici e di eresie:


Mio Dio, come è difficile.
Bene. Immagina che tu sia un riformatore dei costumi e raduni alcuni compagni sulla vetta di un monte, per vivere in povertà. E dopo un poco vedi che molti vengono a te, anche da terre lontane, e ti considerano unprofeta, o un nuovo apostolo, e ti seguono. Vengono davvero per te o per quello chedici?”
“Non so, lo spero. Perché altrimenti?”
“Perché hanno udito dai loro padri storie di altri riformatori, e leggende dicomunità più o meno perfette, e pensano che questa sia quella e quella questa.”
“Così ogni movimento eredita i figli degli altri.”
“Certo, perché vi accorrono in massima parte i semplici, che non hannosottigliezza dottrinale. Eppure i movimenti di riforma dei costumi nascono in luoghie modi diversi e con diverse dottrine. Per esempio si confondono sovente i catari e ivaldesi. Ma vi è tra essi una grande differenza. I valdesi predicavano una riforma deicostumi all'interno della chiesa, i catari predicavano una chiesa diversa, una diversavisione di Dio e della morale. I catari pensavano che il mondo fosse diviso tra leforze opposte del bene e del male, e avevano costituito una chiesa in cui sidistinguevano i perfetti dai semplici credenti, e avevano i loro sacramenti e i loro riti;avevano costituito una gerarchia molto rigida, quasi quanto quella della nostra santamadre chiesa e non pensavano affatto a distruggere ogni forma di potere. Il che tispiega perché aderirono ai catari anche uomini di comando, possidenti, feudatari. Népensavano di riformare il mondo, perché l'opposizione tra bene e male per essi nonpotrà mai essere composta. I valdesi invece (e con loro gli arnaldisti o i poverilombardi) volevano costruire un mondo diverso su un ideale di povertà, per questoaccoglievano i diseredati, e vivevano in comunità del lavoro delle loro mani. I cataririfiutavano i sacramenti della chiesa, i valdesi no, rifiutavano solo la confessione auricolare.”
“Ma perché allora vengono confusi e se ne parla come della stessa malapianta?”

“Te l'ho detto, quello che li fa vivere è anche quello che li fa morire. Siarricchiscono di semplici che sono stati stimolati da altri movimenti e che credono che si tratti dello stesso moto di rivolta e di speranza; e sono distrutti dagli inquisitoriche attribuiscono agli uni gli errori degli altri, e se i settatori di un movimento hannocommesso un delitto, questo delitto sarà attribuito a ciascun settatore di ciascunmovimento. Gli inquisitori hanno torto secondo ragione, perché mettono insiemedottrine contrastanti; hanno ragione secondo il torto degli altri, perché come nasce unmovimento, verbigratia, di arnaldisti in una città, vi convergono anche coloro chesarebbero stati o erano stati catari o valdesi altrove. Gli apostoli di fra Dolcino predicavano la distruzione fisica dei chierici e dei signori, e commisero molteviolenze; i valdesi sono contrari alla violenza, e così i fraticelli. Ma sono sicuro che ai tempi di fra Dolcino convenirono nel suo gruppo molti che avevano già seguito la predicazione dei fraticelli o dei valdesi. I semplici non possono scegliersi la loro eresia, Adso, si aggrappano a chi predica nella loro terra, a chi passa per il villaggio oper la piazza. E' su questo che giocano i loro nemici. Presentare agli occhi del popolouna sola eresia, che magari consigli al tempo stesso e il rifiuto del piacere sessuale ela comunione dei corpi, è buona arte predicatoria: perché mostra gli eretici un solo intrico di diaboliche contraddizioni che offendono il senso comune.”
“Quindi non vi è rapporto tra essi ed è per inganno del demonio che unsemplice che avrebbe voluto essere gioachimita o spirituale cade nelle mani di catario viceversa?”
“E invece non è così. Cerchiamo di ricominciate da capo, Adso, e ti assicuroche cerco di spiegarti una cosa sulla quale neppure io credo di possedere la verità.Penso che l'errore sia di credere che prima venga l'eresia, poi i semplici che vi sidanno (e vi si dannano). In verità prima viene la condizione dei semplici, poil'eresia.”
“E come?”
“Tu hai chiara la visione della costituzione del popolo di Dio. Un grandegregge, pecore buone, e pecore cattive, tenute a freno da cani mastini, i guerrieri,ovvero il potere temporale, l'imperatore e i signori, sotto la guida dei pastori, ichierici, gli interpreti della parola divina. L'immagine è piana.”
“Ma non è vera. I pastori combattono coi cani perché ciascuno dei due vuole idiritti degli altri.”
“E' vero, ed è appunto questo che rende imprecisa la natura del gregge. Persicome sono a dilaniarsi a vicenda, cani e pastori non curano più il gregge. Una partedi esso ne rimane fuori.”
“Come fuori?”
“Ai margini. Contadini, non sono contadini perché non hanno terra o quellache hanno non li nutre. Cittadini, non sono cittadini perché non appartengono né aun'arte né ad altra corporazione, sono popolo minuto, preda di ciascuno. Hai vistotalora nelle campagne gruppi di lebbrosi?”
“Sì, una volta ne vidi cento insieme. Deformi, con la carne in disfacimento etutta biancastra, sulle loro stampelle, le palpebre gonfie, gli occhi sanguinanti, nonparlavano né gridavano: squittivano, come topi.”

“Essi sono per il popolo cristiano gli altri, quelli che stanno ai margini delgregge. Il gregge li odia, essi odiano il gregge. Ci vorrebbero tutti morti, tutti lebbrosicome loro.”
“Sì, ricordo una storia di re Tristano che doveva condannare Isotta la bella estava facendola salire sul rogo, e vennero i lebbrosi e dissero al re che il rogo erapena da poco e che ve n'era una peggiore. E gli gridarono: dacci Isotta cheappartenga a tutti noi, il male accende i nostri desideri, dalla ai tuoi lebbrosi, guarda,i nostri stracci sono incollati alle piaghe che gemono, lei che accanto a te sicompiaceva delle ricche stoffe foderate di vaio e dei gioielli, quando vedrà la cortedei lebbrosi, quando dovrà entrare nei nostri tuguri e coricarsi con noi, allorariconoscerà davvero il suo peccato e rimpiangerà questo bel fuoco di rovi!”

“Vedo che per essere un novizio di San Benedetto hai delle curiose letture,”

Lorenzo

martedì 17 gennaio 2012

Conoscete Faruk?




Io non lo conosco e non mi interessa di conoscerlo, ma sappiamo con certezza che questi manifesti, di cui Roma ne è piena, dovrebbero essere la pre campagna di tesseramento del PD.
Qualcuno ha pensato a una bufala, purtroppo no, è proprio la pre-campagna, con manifesti talmente brutti e un messaggio così sciocco da far pensare a uno scherzo dei gruppi di destra.
Credo che un livello così basso di stupidita mescolata a un scarso senso della comunicazione sia eguagliato soltanto dalle barzellette di Berlusconi, il che è molto grave.
Ma mi preoccupa pure quel senso di vecchio, di stantio, di già visto in tempi peggiori, che il PD ormai trasmette.
Avrei pensato che dopo quelle oscenità estive con scritto: "Mescolati, ma non agitati" certe brutte figure non sarebbero più successe....invece.

Lorenzo

sabato 7 gennaio 2012

Filosofia




"Per ogni mentalità autoritaria la filosofia è un qualcosa di pericoloso, perchè sconvolge l'ordine prestabilito, alimenta l'insubordinazione e quindi la rivolta.
Se è vero che il pensiero può offrirmi quel terreno che mi sostiene, così come può sottrarmelo, è vero anche che il pensiero costituisce quel rischio che bisogna correre, perchè solo così si può giungere a quella dimensione autentica che contrasta la mancanza di problematicità che caratterizza il non-pensare nella sua opaca e ristagnate insufficienza"

Karl Jaspers

sabato 31 dicembre 2011

Auguri di cuore e non solo...Buon 2012







Tanti auguri di buon anno a tutti i colleghi della vagoni letto licenziati il 12 Dicembre.
Avete tutta la mia solidarietà e vicinanza.

Lorenzo

sabato 17 dicembre 2011

Buon Natale e Felice Anno Nuovo (Maya permettendo)




Quando il primo degli uomini sarà come l'ultimo dei cani
allora si che sarà davvero un Buon Natale

Lorenzo



venerdì 9 dicembre 2011

A Mona Di Orio


Il suo vero nome era Mona Diorio, una delle più grandi creatrici di profumi al mondo, è morta oggi.
Scrivo questo post perchè la conobbi in treno, nel periodo che sono stato a lavorare a Genova.
Una donna affascinante nella sua semplicità e grande intelligenza.
Avevo la sua amicizia su facebook e 10 giorni fa mi mando un messaggio sull'ultima creazione da lei fatta, un profumo che mi fece sentire in anteprima proprio su quel treno, perchè stava andando a Firenze a presentarlo in anteprima mondiale.

Comico come ci siamo conosciuti e lo voglio ricordare in nome suo

Ero seduto in un compartimento da solo, su un intercity da Ventimiglia a Genova. Arriva lei e mi chiede se poteva sedersi perchè il suo compartimento era pieno di persone chiassose. Ovviamente risposi di si.
Parlammo di Italia, di cibo ( non è una novità per chi mi conosce) di vino, ma io ancora non sapevo che mestiere facesse, mentre il mio era inconfondibile visto che ero in divisa.
Parlammo di filosofia, della Francia ( lei era di Nizza ma di origine italiana) di Parigi, di Firenze, che lei adorava.
Poi chiesi lei che lavoro facesse, mi rispose che vendeva profumi. Io, che non mi faccio mai gli affari miei tentai di indovinare : " Commessa in un negozio"?
No, li vendo fu la sua risposta sorridendo. Alloraio :" Ahh ha un negozio!"
No, li faccio e li vendo. Io, che capisco subito al volo e sapendo che in costa azzurra esistono molto laboratori insistetti in questo modo:" Ahh ho capito ha un laboratorio e vende agli altri"...
Insomma la discussione proseguì tentando di indovinare la sua professione, e non credo che stesse giocando al gatto con il topo, capii che in effetti era una ragazza che non si dava arie.
Vestiva jeans e t-shirt
Alla fine, in poche parole, mi disse chi era, ma il bello è che io non l'avevo mai sentita nominare!
Mi disse che aveva un sito. Io, da buon curiosone dotato di I-Pad andai a vedere: con stupore vidi che era una delle creatrici più famose al mondo, vendeva, e vende ancora, nelle principali città del mondo esolo in profumerie selezionate. In italia solo una ventina.
Rise e mi disse che aveva avuto la fortuna, da ragazzina, di conoscere Edmund Roudnitska, il creatore dei più famosi profumi di Dior, e che capì subito il suo talento naturale facendola di conseguenza studiare in quel campo.
Feci una risata anch'io, un po' imbarazzato e mi fece sentire, regalandomi un campione, la sua ultima creazione: OUD che avrebbe presentato in anteprima mondiale a Firenze... la sua ultima creazione.


Un caro abbraccio Mona

Anteprima


Lorenzo


giovedì 8 dicembre 2011

I colori di una ragazza israeliana di 13 anni - Tali Sorek


Ho ricevuto, tramite una collega/amica, su facebook, questa bellissima e intensa poesia scritta da una ragazza di 13 anni istraeliana di Beersheba.
La condivido con tutti voi perchè quando i sentimenti di una ragazza di soli 13 anni sono quelli quanto scritti sotto, significa che il dolore della vita, quello vero, quello della guerra perenne e del sangue sulle strade, è molto forte.

Avevo una scatola di colori brillanti, decisi e vivi.
Avevo una scatola di colori alcuni caldi, altri molto freddi.
Non avevo il rosso per il sangue dei feriti.
Non avevo il nero per il pianto degli orfani.
Non avevo il bianco per le mani e il volto dei morti.
Non avevo il giallo per le sabbie ardenti.
Ma avevo l'arancio per la gioia della vita
ed il verde per i germogli e i nidi
ed il celeste di chiari cieli splendenti
ed il rosa per i sogni e il riposo.
Mi sono seduta e ho dipinto la Pace.

Tali Sorek


domenica 4 dicembre 2011

Comunicazione urgente per il Vaticano


Essendo un ascoltatore occasionale di RadioRai vorrei integrare quanto non trasmesso dai microfoni in occasione della giornata contro l'AIDS:

PROFILATTICO

GONDONE

PRESERVATIVO

GUANTO

ANTICONCEZIONALE

ANTIFECONDATIVO

CONTRACCETTIVO

CONDOM

GUANTO DI PARIGI

GOMMINO

SCACCIAPENSIERI

PIGIAMINO

CAPPUCCIO

IMPERMEABILE

NEMESIS

كوندوم



sabato 3 dicembre 2011

Raccolta Differenziata




Voglio proporre questo bellissimo racconto di una blogger che solo da pochi giorni ho scoperto:
Le storie di Anna



RACCOLTA DIFFERENZIATA

Da un mese mi hanno distaccato alla raccolta differenziata, e questo proprio non mi va. Ne voglio parlare col sindacato, appena ho tempo.
Lavoro da tempo all’amiu, ma prima ero in un altro settore. Certo, sempre rifiuti erano, ma non stavo tutto il giorno sul camion. Pulivo aiuole e marciapiedi, e intanto parlavo coi passanti…c’era la signora col cagnolino nero, che usciva presto, alle sette, e aveva sempre tempo di fermarsi a chiacchierare; c’era il signore col suv che parcheggiava sul marciapiede – ma lo faceva perchè aveva un qualche problema fisico, faceva fatica a camminare …- , non ho capito cosa facesse, forse avvocato o commercialista, da come vestiva, e dalla ventiquattrore. Insomma, conoscevo tutti, facevo due parole, e quando ero solo sentivo la musica con l’mp3.
Ora invece sto sul camion, sul predellino in fondo al cassone. Scendo per svuotare i bidoni. Prendo un contenitore, lo appoggio sulla sbarra, premo il pulsante, il dispositivo solleva il bidone, lo rovescia nel container e un braccio mescola la spazzatura; premo di nuovo il pulsante, il cassonetto ritorna giù, e lo metto a posto davanti al portone di casa. Dieci metri, un altro bidone.
Incontro gli amici del quartiere, ma c’è tempo solo per un saluto veloce.
Lunedì plastica, martedì vetro, mercoledì carta, giovedì indifferenziato, venerdì organico. Un bidone, dieci metri, un altro bidone.
Oggi è venerdì, il giorno più brutto. C’è l’organico.
Apro sempre il coperchio, anche se non serve e, a rigore, è una perdita di tempo. Controllo perché c’è gente che non sa fare la raccolta differenziata, che è una cosa seria, e mette giù di tutto. In verità lo faccio anche perché sono curioso della vita della gente, si capiscono tante cose delle persone da questi bidoni. Proprio così, c’è tanta vita nella spazzatura: si vede come la gente mangia, quanto guadagna e quanto spreca…si vede se ci sono bambini, ragazzi o vecchi, uomini o donne, persone sole o famiglie…si capisce da dove vengono… Certo, questo non è un gran divertimento, l’organico puzza. I sacchetti gocciolano; la gente neppure sa che può chiedere la disinfezione dei bidoni…
Apro, un’occhiata veloce e selettiva, smuovo il contenuto. Quanti sacchetti di plastica non biodegradabile. Giro il bidone, lo svuoto e lo ridepongo a terra. Dieci metri. Un altro bidone.
Ecco la signora col cagnolino nero. Per poco non si fa mettere sotto, ha sempre la testa per aria quella lì, chissà a che pensa. Si scusa, saluta.
Apro il coperchio. In questa casa sono attenti all’ambiente, quasi tutti sacchetti di mais. Dieci metri. Un altro bidone.
Che puzza qui. Cos’anno messo? Che schifo, cos’è questo, sangue?
Ma chiudete bene questi sacchetti!
Appoggio il bidone sulla sbarra, lo giro. Mi fermo di colpo, lo riposo a terra.


Ma che fai? Vuota e sali! – Urla il collega dalla cabina.

Il sacchetto giallo, il sacchetto dell’esselunga, si muoveva.
Controllo.
Il sacchetto si muove davvero, anche se impercettibilmente. E qualcosa esce dall’involucro…
Una manina. Una manina minuscola, forse due centimetri.
Esce dal sacchetto lacerato. Bucato da un aggeggio di plastica, illecitamente miracolosamente finito nell’organico.
La manina sembrerebbe essere quella di una bambola - che non dovrebbe stare in questo bidone, ma in quello della plastica – se non fosse che si muove compulsivamente, come a stringere qualcosa; così pure si muove l’involucro giallo da cui esce la manina.
Forse è un’allucinazione. Mi sono alzato alle quattro, sono stanco. Un bidone puzzolente, dieci metri, un altro bidone…dalle quattro di mattina…spazzatura di merda, che mi succede…
Chiudo gli occhi e li riapro.


Sbrigati, dai,…

Ricontrollo.
La manina è sempre lì, la busta di plastica gialla è sempre lì, e si muove.
La afferro con delicatezza, allargo lo squarcio da cui esce la manina
Tiro via il sacchetto e…
E lo prendo in braccio,
anzi, la prendo in braccio.


Forza, siamo in ritardo….

Ti stringo al petto
anche se non so come si abbraccia un bambino e ho paura di romperti.
piangi piccola piangi,
piangi ti prego,
se piangi vuol dire che sei viva,
vuol dire che stai bene e vivrai.
Piangi ti prego…


Che fai? Finisce il turno tra cinque minuti, devo portare Luca a scuola…

Non ho mai stretto al cuore un bambino
e sa dio quanto avrei voluto.
Non so cosa fare,
non so pensare alle cose sentite in tv su come rianimare…
Ti stringo forte e delicatamente insieme
contro la tuta arancione sporca,
e ti massaggio piano sulla schiena.
Devono essere mie le lacrime che bagnano questo corpicino ancora avvolto per metà nella plastica,
appiccicoso di sangue, muco e avanzi di torta con la panna.
E non posso asciugarle perché le mie mani sono impegnate a stringere quest’esserino,
Perché so che se sciolgo questo abbraccio è la fine


Dai sali….


Sara
sei tu, Sara?
Saresti stata Sara se il signore avesse voluto.
Nessuna bambina è stata tanto desiderata,
ma non era destino.
Ricordo lei, quella che avrebbe dovuto diventare la mamma di Sara, la tua mamma, Sara,
nuda nella doccia, seduta a terra, con la testa fra le mani, sotto l’acqua bollente che scorreva, l’acqua colorata di rosso.
Non ci sarebbe stata Sara.
Non ci sarebbe stata più.
E ricordo la sofferenza di lei ogni volta che vedeva un bimbo per strada,
e diceva
guarda che bello, che occhi, che sorriso, che capelli,
guarda come cammina, che buffo,
guarda che capricci,
guarda che disastro ha combinato,
guarda come si è sporcato tutto,
senti come urla,
senti come ride.
e sembrava divertita.
Ma sapevo che pensava a te.
E il mio dolore per lei era ogni volta più acuto.
Si sente sbattere la portiera.


Ma insomma, che succede, si può sapere? - Si avvicina il collega.

Nessuno parla più. Un attimo di silenzio.
E poi un urlo.
Più che un urlo un pianto acutissimo.
Il pianto di un bambino appena nato.
Il pianto sale dall’abraccio delicato della tuta arancione.
Forse sei tu,
sì, sei tu Sara,
nasci ora,
vivrai.
Ora sono sicuro che vivrai.
Come vorrei che lei fosse qui,
che ti vedesse ora,
così bella
- e io che non ci ho mai creduto che un neonato potesse essere bello, così bello -.
Così bella tutta sporca,
ma magari togliamolo questo pezzo di saint’honoré.
Se sei tu Sara
non sei per me, per lei, per noi ,
ma non importa.

Un automobilista suona il clacson. E’ il tipo col suv. Nessuno si muove.
Neppure il collega urla più. Telefona.
E intanto mi spinge in cabina, e in un attimo è alla guida.
Sfrecciamo davanti a una fila di bidoni marroni che nessuno vuoterà oggi. In cinque minuti siamo in ospedale
Tu sei sempre qui tra le mie braccia,
avvolta della giacca a vento arancione, sporca ma calda.
Ecco l’infermiera venirmi incontro, allungare le braccia.
Dico che ti porto io.
ma so che devo cedere
e in un attimo sparisci.
non ci sei già più,
Sara.
Lei non ti ha neppur vista
Non saprà mai come sei bella.


Andiamo, torniamo in sede.

L’autista mi tira via per la divisa. Il cellulare suona - i ragazzi da portare a scuola - ma non risponde. Non parla neppure più. Non sembra avere più fretta.

Raccolta differenziata

Lorenzo

Il principio regolatore





Tutti abbiamo delle linee di demarcazione morali o etiche, religiose o politiche, oltre cui non è possibile andare. Un esempio per tutti è l'omicidio in quanto la vita è da salvaguardare sotto ogni forma. Ma lo stato uccide tramite le condanne a morte oppure con le guerre. Ecco uno scostamento di questa linea di demarcazione.
Allora il tracciare delle linee non serve a garantirci " equità di trattamento", oppure " garanzia di equilibrio" in quanto ognuno, a seconda delle esigenze, può oltrepassare i limiti che ci siamo dati.
Cosa c'è al di sopra di questi confini, come si può fare per garantirci leggi stabili e durature? Nulla io credo, soltanto rifarci a principi regolatori, condivisi da tutti e che siano leggi universali.
Uno di questi principi è l'uomo stesso, al centro della sua stessa società, e per molti al centro del mondo. Leggi molto importanti e giuste sono state emanate proprio salvaguardando questo principio, l'inviolabilità dell'uomo stesso, con le sue libertà e i suoi bisogni.
Uno di questi bisogni e l'eliminare il più possibile le sofferenze, che siano la fame e gli altri bisogni fisici, ma anche quelli etici come le libertà e la libera espressione individuale.
Come ci poniamo di fronte alla vita e, di conseguenza, di fronte alla non vita?
Lasciar vivere perchè non ha lo stesso valore di lasciar morire?
Lo stato permette, anzi, obbliga una persona terza a uccidere un altro uomo ma non permette a un singolo la scelta per la propria vita, perchè?
Domande difficili ma, secondo me, le risposte sono invece facili.
Far vivere e lasciar morire, c'è un nesso logico fra queste due affermazioni, un continuum razionale che parte proprio dalla logica degli opposto vita-morte.
Il dubbio atroce, quello che attanaglia ognuno di noi quando cerca di mettere mano a questioni etiche di tale rilevanza è il seguente:

" C'è differenza fra lasciar morire e dare la morte?"

Se ci limitiamo a parlare di questo argomento sotto forma di libertà siamo perdenti già in partenza, perchè lasciare la libertà del suicidio ( un termine che non mi piace, preferirei chiamarlo, atto finale della propria vita) ci si arresta subito: la libertà del decidere sul proprio atto finale della propria vita si scontra inevitabilmente con la fine di tutte le altre libertà in quanto abolisce se stessa nello stesso istante.
Kant fu nettamente contrario al suicidio. Lo spiega in una frase che, secondo me, potrebbe essere la migliore spiegazione per chi si batte contro l'eutanasia :
" quando ci si da alla morte si distrugge nella propria persona un soggetto capace di decidere liberamente, disponendo di sè solo come un mezzo e non come un fine, portando l'intera umanità ad abbassarsi alla sua stessa persona".
Trovo meraviglioso questo concetto, ma vale soltanto, secondo me, per chi desidera il suicidio come rinuncia alla propria vita e non come scelta in vista di una non-buona-morte.
Kant afferma, in sostanza, che l'uomo non ha il diritto di impiegare la sua libertà per distruggersi.
Ma il concetto e il significato di eutanasia, secondo il mio parere, va molto oltre. Io qui intendo il diritto ad una buona morte, che equivale allo stesso modo di un diritto ad una buona vita.
La morte ci appartiene come la vita e come tale ho il diritto di chiudere quella porta io stesso. Quella stessa porta del MIO tempo che il tempo stesso ha reso me inumano e impossibilitato a vivere la vita come io la concepisco secondo la mia ragione.

( Dedicato a Lucio Magri e a tanti altri )





Lorenzo

martedì 22 novembre 2011

La terra sotto i Suoi Piedi - Salman Rushdie



Ho appena finito di leggere il libro di Salman Rushdie, scrittore di origine indiana ma residente da molto tempo a Londra, La Terra sotto i suoi Piedi.
Un libro bellissimo, commovente e pieno di considerazioni sentimentali e filosofiche di alto livello, narrate con semplicità e l'ironia di un livello molto elevato. Un racconto duro nel finale ma scorrevole e che prende dalla prima all'ultima pagina. Era dal racconto di margueritte Yourcenar, Memorie di Adriano, che non leggevo un libro di così alto livello.
Ne posto un piccolo brano, corto ma già molto indicativo sulla sua arte di narrare.

La Terra Sotto i Suoi Piedi – Salman Rushdie

“Da molto tempo credo…che in ogni generazione ci siano delle anime, chiamale fortunate o maledette, che semplicemente nascono non appartenenti, che arrivano nel mondo parzialmente distaccate, se vuoi, senza forti legami alla famiglia, al luogo, alla nazione, alla razza; che ci potrebbero essere persino milioni, miliardi di queste anime, tante anime non appartenenti quanto quelle appartenenti, forse; che, in somma, il fenomeno potrebbe essere una manifestazione della natura umana tanto “naturale” quanto il fenomeno opposto, ma uno che in grande parte è stato frustrato nella storia dell’umanità, da una mancanza di possibilità.
E non solo a causa di questo: perché coloro che danno valore alla stabilità, che temono la transitorietà, l’incertezza, il cambiamento, hanno eretto un potente sistema di biasimo e di tabù contro quella forza dirompente e associale che è l’esistere senza radici, in modo che in gran parte ci conformiamo, fingiamo di essere spinti da una lealtà e da una solidarietà che non sentiamo veramente, nascondiamo le nostre identità segrete sotto la pelle falsa di quelle identità che portano il sigillo di approvazione degli appartenenti.
Ma la verità trapela nei nostri sogni; da soli nei nostri letti (perché siamo tutti soli di notte, anche se non dormiamo da soli), ci innalziamo, voliamo, fuggiamo. E in quei sogni ad occhi aperti che la nostra società ci permette, nei nostri miti, nelle nostre arti, nelle nostre canzoni, celebriamo i non appartenenti, i diversi, i fuorilegge, i pazzoidi.
Ciò che non permettiamo a noi stessi, paghiamo fior di lire per guardare, al teatro o al cinema, o di leggere tra le copertine segrete di un libro. Il vagabondo, l’assassino, il ribelle, il ladro, il mutante, l’emarginato, il delinquente, il diavolo, il peccatore, il viaggiatore, il mafioso, il fuggitivo, la maschera: se non riconoscessimo in loro le nostre esigenze meno realizzate, non li reinventeremo volta dopo volta, in ogni posto, in ogni lingua, in ogni tempo.
Una volta inventate le navi ci siamo precipitati al mare, attraversando gli oceani in barche di carta. Una volta inventate le automobili abbiamo imboccato la strada. Una volta inventati gli aeroplani abbiamo spiccato il volo verso gli angoli più lontani del pianeta.
Ora bramiamo il lato oscuro della luna, le pianure rocciose di Marte, gli anelli di Saturno, le profondità interstellari. Mandiamo fotografi meccanici in orbita, o in viaggi a senso unico verso le stelle, e piangiamo alle meraviglie che trasmettono; siamo annichiliti dalle immagini imponenti di galassie lontane immobili come colonne di nuvole nel cielo, e diamo nomi alle rocce aliene, come se fossero i nostri animali domestici. Languiamo per l’alterazione dello spazio, per l’orlo esterno del tempo.
E questa è la specie che si illude che ama stare a casa, che ama cingersi con – come si chiamano di nuovo? – legami. Così lo vedo io.
Non c’è bisogno di darmi ragione. Forse non siamo così tanti, in fondo. Forse siamo dirompenti, associali e dovremo essere allontanati. Hai diritto alla tua opinione. Non dirò altro che: dormi bene, bambino. Dormi bene e sogni d’oro….”


Lorenzo

domenica 20 novembre 2011

Poteri forti




Trovo molto confusa questa fase storica italiana, in questo passaggio di testimone fra Berlusconi e Monti. Ho trovato generalmente un modo "scomposto" di pensare da parte di molti autorevoli commentatori e giornalisti. Non cito intellettuali perchè ormai da anni se ne stanno ben nascosti, tranne qualche rara eccezione.
L'intellettuale oggi preferisce parlare dell'anima, quando invece c'è bisogno di parlare di società, di cosa si voglia fare da grandi.
Vorrei qui postare alcuni miei pensieri riguardo ciò che è successo, e cercare di dare un ordine logico ai fatti.
Innanzitutti chiarisco che il nuovo esecutivo è un governo politico, non fatto da politici di professione.
Questo uso del linguaggio è molto fuorviante, la politica è ormai diventata la bestia nera, quindi sperare in un governo che funzioni deve essere tradotto in governo dei tecnici. Nulla di più falso.
Questo nuovo governo DEVE essere politico, e lo è, perchè le scelte che dovrà operare interessano tutti, il solo fatto di fare delle scelte è politica. Sarebbe meramente tecnico se si limitasse ad una ordinaria amministrazione dello status quo. Forse il governo Berlusconi in questo è stato molto tecnico.
Si parla molto di poteri forti, e questa è invece la mia versione dei fatti:
Da almeno 20 anni è in atto un lento, ma costante, abbattimento delle idee illuministe, tradotte in questa fase storica nella realizzazione delle democrazie, nel mantenimento o ottenimento delle libertà per ttutti, nella laicizzazione delle regole sociali e delle leggi.
L'Europa è la culla dell'illuminismo, con tutte le sue trasformazioni ed evoluzioni: positivismo, hegelismo, marxismo ecc...In ogni caso qui da noi esiste la realizzazione di queste idee nella pratica.
Una buona parte degli industriali europei appoggia queste idee, crede, giustamente, che il benessere di una società non dipensa solo dal redito o dal lavoro, ma anche dalla sua distribuzione più capillare possibile, unita alla libertà di espressionee alla libera circolazione delle idee.
Negli anni 90 inizia l'attacco frontale all'illumismo, in tutte le sue forme, partito inizialmente dal Papa e da una buona parte di industriali, finanzieri, capi di governo e banche centrali che vorrebbero modificare alla radice i rapporti di forza, modificando la società stessa e creando un unico centro di potere, possibilmente nella stessa nazione dove tutto questo nacque: GLI USA.
La politica avventuriera dei Bush ne è un esempio, con la scusa di esportare democrazia hanno, nella pratica, esportato modelli industriali e finanziari.
Ma ecco l'imprevisto, ciò che questi VERI poteri forti non credevano potesse succedere: la nascita dell'Euro, una moneta unica e forte che avesse valore come moneta mondiale.
Per sconfiggere una moneta, o farle perdere valore, si prende di mira una nazione intera, le si tolgono le risorse finanziarie non prima però di averla indebitata per bene. Si cambiano le regole ed ecco il tracollo.
Questo è quello che è successo in questi ultimi anni con la crisi finanziaria mondiale. Una crisi anomala che non ha seguito le normali leggi dell'economia, perchè guidata da alcuni personaggi potenti, i VERI POTERI FORTI.
Federal Reserve, Bank of England, Rothshild e altri..
Questi poteri forti si scontrano ora con altri poteri forti europei, bancari anche loro, ma che vedono nell'euro una alternativa al dollaro. Perchè tutto questo?
Visioni diverse della società. I primi vorrebbero che il mondo occidentale( ristretto però a poche nazioni: USA, Inghilterra, Germania, Francia) diventi una sorta di gruppo finanziario ma senza i mezzi di produzione, senza più industrie, del resto l'inghilterra ormai è già così.
Il secondo gruppo invece vuole mantenere le industrie in Europa, almeno nell'area Euro. Questo secondo gruppo è quella parte di finanzieri e industriali europei che ancora pensano che l'Illuminismo non sia il male da sconfiggere.
Per terminare questo mio post posso dire che quella che abbiamo sotto gli occhi è una guerra fra banche, fra grandi poteri; il nostro govenrno precedente era espressione del primo gruppo, soldati mandati per distruggere ciò che in Italia abbiamo a fatica conquistato. Fa comodo una Italia divisa

Lorenzo

sabato 19 novembre 2011

Il Buon Giorno di Massimo Gramellini





Un bellissimo articolo di Massimo Gramellini sulla Stampa. Secondo me si è superato in fatto di intelligenza e ironia.



Silvio, mi manchi. L’ho sempre temuto, ma ne ho avuto la certezza ieri pomeriggio. Quando, in piena sonnolenza post-spaghetto e post-discorso programmatico del nuovo premier, mi sono imbattuto in una tua dichiarazione roboante. Te la prendevi con Napolitano «maestrino» e con la stampa «terrorista». Come ai vecchi tempi. Per un attimo ho creduto che tu fossi tornato, che le tue parole riattizzassero polemiche e scavassero indignazioni. Invece niente. Non ti ha filato nessuno. Tutti dietro a quell’altro che parla di «iato» e di «spending review». Persino gli studenti in piazza ti hanno già dimenticato: i loro cartelli sfottevano solo i banchieri. Guarda, non dovrei dirtelo, ma persino i tuoi tg hanno fiutato l’aria sobria e anziché sostenere le tue battaglie contro i mulini forti preferiscono darsi alla cronaca nera. Taccio sulla Rai, per non farti soffrire. Comunque sappi che davanti alla porta di Casini c’è una tale fila di tuoi ex raccomandati che fra un po’ dovranno dargli il numeretto come alle Poste. Siamo rimasti soli, Silvio. Hai spaccato un Paese, abbassato l’asticella del buongusto al livello dell’elastico degli slip, desertificato i cervelli di due generazioni di telespettatori, abolito il senso di autorità e quello dello Stato (già scarsi anche prima di te), sdoganato un esercito di fascisti, razzisti, squinzie e buzzurri. Soprattutto hai sparato una quantità inverosimile di panzane. Eppure eri la mia musa. Ora basta però, ti devo lasciare. Per il bene della Nazione e mio personale, da domani scriverò solo dei Buongiorno tecnici.

Lorenzo